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La diffusione della parrucca ebbe il suo trionfo dalla metà del XII° secolo alla fine del XVIII°, diventando uno dei simboli della storia culturale europea.


Era un accessorio utilizzato già nell’antico Egitto da uomini e donne, soprattutto per definire il proprio status sociale.
Popoli come gli Assiri, i Fenici, i Greci e i Romani ne facevano uso.

La parrucca era un vezzo molto diffuso nel mondo occidentale, più raro nell’estremo oriente se non nell’ambito teatrale tradizionale della Cina e del Giappone.

Durante l’Impero Romano la parrucca fu di gran moda: crines era un ciuffo di capelli finti, a treccia o ricciolo; capillamentum la parrucca completa e corymbium una grande e lussuosa parrucca femminile, cosparsa di polvere d’oro.
Fu proprio a Roma che si diffuse la parrucca alta che consisteva in una grande parrucca bionda che raddoppiava l’altezza del viso realizzata con capelli provenienti dalle popolazioni germaniche.
La parrucca di colori diversi (bianco, nero e rosso) veniva utilizzata nelle rappresentazioni teatrali per simboleggiare le tre età della vita.
Si dice inoltre che imperatori e personaggi illustri facessero uso di parrucche per camuffarsi tra la folla.

Nel IV° e V° secolo erano molto in voga le trecce finte (caliendrum) e le parrucche.
Quando il Concilio di Costantinopoli nel 692 ne proibì l’uso, sparì gradatamente fino a ricomparire nel XII° secolo.
Nel XVI° secolo Isabella d’Este introdusse la “capigliara, una parrucca fatta di capelli e stoffe increspate e per tutto il secolo le donne usarono indossare parrucche bionde realizzate con capelli, filo, lino, seta o lana, impolverate di ciprie e profumi.

Nel Seicento e nel Settecento fu proprio la Francia, considerata il centro europeo del buon gusto, a dare inizio all’uso della parrucche. Luigi XIII, infatti, colpito da una calvizie precoce causata da una malattia, ne fece largo uso che però trovò il culmine con il suo successore Luigi XIV, il Re Sole, che portò quest’accessorio alla sua apoteosi.
Fu proprio lui nel 1655 a concedere la licenza di aprire bottega a 48 fabbricanti parigini che da volgari “parruccai” divennero eleganti “coiffeur”.
La parrucca fu definita “la cosa più barocca di tutto il barocco”.

Le capigliature erano imponenti, molto elaborate, ornate dai più disparati oggetti. Dapprima scure, divennero poi bionde, grigie e in ultimo bianche.
La parrucca diventa un vero e proprio ornamento e si afferma dunque come tale, non più dissimulandosi come capelli finti.

Da quel momento in poi, tutti avrebbero indossato parrucche per un secolo e mezzo. Ben presto la moda si diffuse in tutta Europa.
In Inghilterra ancora oggi viene indossata dai giudici inglesi per potersi fregiare del titolo di “Vostro Onore”.

Rimasta in auge nel Settecento illuminista, la parrucca scomparve con i cambiamenti culturali ed ideologici introdotti dalla Rivoluzione francese: “caddero le teste” e con esse anche le parrucche! Simbolo di sfarzo e potenza aristocratica infatti, erano in netto contrasto con le nuove idee rivoluzionarie francesi.

In Italia la parrucca fu introdotta nel 1668 dal nobile veneziano Scipione Vinciguerra di Collalto che ne fece bella mostra al ritorno da Parigi in piazza S. Marco, suscitando entusiasmi e immediate imitazioni, tanto che il Consiglio dei Dieci ne proibì l’uso.
Divieto che non fu rispettato né a Venezia, né a Firenze o nelle altre città italiane o europee, tanto che i governi ne approfittarono imponendo una tassa annuale agli imparruccati, incaricando i parroci alla ricognizione delle persone da tassare, anche se ben presto l’uso delle tanto discusse parrucche si diffuse largamente anche tra gli esponenti del clero.

La parrucca veneziana, inizialmente molto bassa, divenne di anno in anno sempre più alta, voluminosa e “guarnita”.
Passionnée, L’Artois, la Monte-en- ciel furono i nomi di alcune delle più alte.
La testa viene letteralmente trasformata da composizioni che ai capelli intrecciano nastri, fiori, uccelli, piume, ritratti, gioielli e ogni tipo di oggetto stravagante. “Impalcature” il cui interno veniva imbottito di fil di ferro e crine. Addirittura vi furono parrucche meccaniche in grado di abbassarsi e alzarsi per entrare in carrozza o passare sotto una porta e altre dotate di ombrellini che si aprivano e chiudevano all’occorrenza!

Nel XIX° secolo si sposa lo stile neoclassico: non viene più utilizzata la cipria per le parrucche che vengono usate solo dalle donne con colorazioni principalmente bionde e una linea ispirata alle forme greche.

L’uso delle parrucche ebbe episodi , seppur sporadici e brevi, nei secoli XIX° e XX° ma con utilizzi sostanzialmente molto differenti rispetto a prima.

La parrucca nel corso dei secoli è stata un accessorio tanto osannato ed enfatizzato quanto osteggiato e addirittura bandito e tassato.
Il suo utilizzo è ampiamente diffuso tuttora nel mondo dello spettacolo, in tutte le sue varianti e sfumature.
Ad oggi si riconosce alla parrucca anche la sua funzione terapeutica quale strumento essenziale ed afficace che accompagna le donne malate di tumore o colpite da patologie dermatologiche.

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