La maggior parte di noi è abituato a pensare all’alopecia androgenetica come a un problema prettamente maschile.
Purtroppo invece è un disturbo che affligge circa il 50% della popolazione femminile nel corso della vita.
Più frequentemente la malattia compare quando gli ormoni estrogeni si riducono ovvero nella menopausa, con un aumento conseguente di ormoni maschili.
A volte, al contrario, si presenta nella pubertà, magari scatenata da una dieta dimagrante troppo rigida.
In altri casi può comparire dopo una gravidanza, quando si riscontrano stress e carenza di ferro durante l’allattamento.
E’ facile comprendere quanto la perdita di capelli per una donna sia fonte di frustrazione, depressione, ansia e bassi livelli di autostima, con importanti ripercussioni sociali che spesso causano notevoli disagi.
Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, sono molte le probabilità di rallentare la caduta dei capelli o di recuperare quelli persi.
Le prime avvisaglie del fenomeno si hanno quando, facendo la riga in mezzo, si nota un diradamento dei capelli e si intravede il cuoio capelluto.
La gravità della malattia, nella donna, viene valutata utilizzando la Scala di Ludwig (1977) che suddivide la calvizie in tre gradi: lieve, moderato e grave.

Grado I: è lo stadio iniziale, durante il quale si osserva un leggero diradamento che inizia dalla sommità del capo, lasciando intatta la fascia frontale per uno spessore che di solito varia tra due e tre centimetri;
Grado II: la zona del cuoio capelluto colpita tende ad essere sostanzialmente la stessa del Grado I con un maggior sviluppo nelle direzioni laterali. Il diradamento inizia ad essere più accentuato e anche l’area frontale, non interessata dalla caduta dei capelli, può tendere a restringersi;
Grado III: diventa evidente il diradamento della corona anche se, a differenza di quanto accade negli uomini, è molto difficile che l’area diventi completamente glabra, continuando invece a presentare la presenza di capelli, benché miniaturizzati;
Oltre alle cause sopra citate, un ruolo determinante risiede nella genetica che si traduce in una predisposizione a sviluppare maggiore sensibilità all’azione degli ormoni androgeni.
Dentro i follicoli sono presenti dei recettori specifici per questo tipo di ormoni. Quando questi ultimi arrivano nei follicoli, influenzano negativamente la produzione di capelli.
Il loro ciclo vitale si accorcia, diventano più sottili e fragili e, anche se i follicoli non muoiono, possono smettere tutti insieme di produrre capelli.
All’interno dei follicoli sono presenti degli enzimi noti come alfa 5 riduttasi. Il nostro corpo ne produce naturalmente due tipi. Il tipo 2 è presente nella radice dei capelli.
Nelle donne con alopecia androgenetica spesso si notano elevati livelli di questo enzima, il quale trasforma il testosterone in di-idrotestosterone (DHT), una forma potenziata dell’ormone in grado di provocare un progressivo assottigliamento dei capelli chiamato “miniaturizzazione” con conseguente diradamento più o meno grave.
Fondamentalmente quindi possiamo affermare che l’alopecia androgenetica è legata alla presenza di ormoni androgeni e ad una predisposizione genetica.
Generalmente la malattia progredisce in maniera lenta e graduale ma talvolta può subire aggravamenti improvvisi scatenati da malattie generali, interventi chirurgici, periodi di forte stress, rapide perdite di peso.
Lo scopo della terapia medica, in caso di alopecia androgenetica, è quello di impedire agli ormoni androgeni di esercitare i loro effetti sul follicolo e al tempo stesso stimolare il follicolo miniaturizzato a generare capelli più robusti e lunghi.
Importantissimo, quindi, alle prime avvisaglie di una sospetta alopecia androgenetica, recarsi da uno specialista che, fatti i dovuti accertamenti sui capelli e analizzato il quadro clinico con esami del sangue, saprà indirizzarvi al trattamento medico che meglio si adatterà al vostro caso specifico.
La precocità della diagnosi e dell’intervento terapeutico è essenziale per arrestare il processo involutivo dei follicoli e impedire che il problema possa aggravarsi fino a diventare irreversibile.
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E’ importante recuperare presto la fiducia in se stesse e la propria immagine per non consentire al problema di intaccare e compromettere la qualità della nostra vita.











